Crisi sulla Guerra Civile delle Terre Infinite – Prologo

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PROLOGO

Gli eventi precedenti alla Catastrofe non sono così ben impressi nella mia memoria, anche perchè a stento ricordo cos’ho mangiato a pranzo. Tuttavia cercherò, nel limite delle mie facoltà, di raccontarli al meglio. Ero appena tornato da una gita scolastica a Cravone, in provincia di Bramba; come ho detto non ricordo granchè di allora, ma il mio genitale destro si, e mi sta riferendo che non fu un’esperienza divertente. Comunque, feci appena in tempo a tirar fuori le chiavi di casa dalla tasca centrale dei miei jeans modello “Pacco a Sorpresa” che una figura umanoide piombò dal cielo sopra la mia testa sfondando il portone di casa, e fin quì niente di strano. Pensando fosse morto, mi incamminai all’interno della mia magione attraverso la nuova apertura. Neanche il tempo di chiedermi se chiamare il becchino o no, che il tizio sfracellato si rialzò di colpo, perfettamente integro, al massimo aveva qualche graffio. Era una figura alta e larga come un armadio a sei ante, capelli biondo oro che straripavano da un elmetto metallico ornato da un paio di piccole ali, nella mano destra impugnava un martello di dimensioni Siffrediane, il suo corpo da culturista portava abiti antichi (o al massimo marcati “Cavalli”). Il titanico individuo mi era familiare, pensai di averlo già visto in qualche film noiosissimo prodotto dalla Disney, ma non stetti li a rimuginarci troppo. Piuttosto incalzai il figuro e gli dissi: – Ok bello. Capisco il Bunjee-jumping e tutto il resto, ma non schiantarti sulle case altrui, intesi? Voglio dire… mi hai appena sfondato il portone di casa. Non per qualcosa… ma hai idea di quanto costi riparare un portone? A proposito, vuoi che chiami un’ambulanza o qualcosa del genere?
Senza neanche guardarmi, il singolare individuo profferì parola, – Invero sono desolato del danno arrecato alla tua proprietà. In quanto alla mia salute non preoccupartene, come vedi sono…”
– Si, ok, fottesega – interruppi bruscamente, – il portone me lo devi risarcire uguale. Fai una cosa, lasciami i tuoi dati e un mezzo per contattarti. Ce l’hai Facebook?
– Il mio nome è Thor, dio del tuono di Asgard, in quanto al modo per contattarmi, ti basterà urlare il mio nome. Il tempo di sistemare un diverbio e ti risarcirò del danno causato.
– Ah, basta urlare il tuo nome? Tipo palazzina quindi… Vabé, comunque, che è sto divebio che devi sistemare?
– E’ una cosa troppo grande per un mortale come te! – Ribadì severo il mio interlocutore.
– Ho capito, questo deve essere un camorrista impazzuto, meglio non infastidirlo troppo senò mi manda Pepp O’rattus a casa – pensai tra me e me – Ok, se non si può sapere, non lo voglio sapere, vatti a fare le cose tue, e poi ti chiamo per il portone. Statt buon Thor.
Cordialmente il mastodonte fece un inchino per poi volarsene via nel cielo, accompagnato dall’improvviso fragore di un tuono. Li sul momento pensai “Ma che stiamo a GTA che se ne vola col jetpack!?” Poi, una volta tornato in casa, essermi messo comodo sul mio divanone, e infagottatomi nella coperta di super mario, mi tornò in mente la figura del vandalo rompi-portoni e il suo nome, “Thor”… – Che figura di merda! – Urlai schiaffeggiandomi il viso – Quello era il Putente Thor! Cazzo, putente si. Mi ha sfasciato il portone cadendo… Aspé… questo vuol dire che ci sono i figli di puttana malamenti che voglio dominare il mondo! Oppure i supereroi americani si sono accorti che quì in italia i politici corrotti abbondano come i pesci nel mare… Escluderei quest’ultima ipotesi dato che c’è la chiesa che gli para il culo da gente come me e Thor. Ma allora perché il dio del tuono si trova qui all’Italia? E soprattutto come cazzo ho fatto a capire quello che diceva se non capisco una “ipsilon” di inglese? Giustificai il tutto con la “Sospensione dell’Incredulità” e mi appisolai sul divano.
Dormii beatamente per almeno tre secondi, prima di essere destato violentemente dal solito rombo di tuono – Giuro che se è di nuovo Thor, non gli basteranno tutti gli Avengers del mondo per evitare i calci in culo che gli darò – brontolai spazientito.
Uscito di casa, aguzzai la vista alla ricerca del biondo vendicatore, ma stavolta al medesimo posto non trovai altro che un ragazzino di 2 o tre anni più giovane di me. La sua testa sanguinava, ma anche in questo caso non sembrava danneggiato più di tanto. Per accertarmi del suo stato, presi il vecchio “rametto per cadaveri” e cominciai a punzecchiarlo. Dopo qualche secondo il ragazzino cominciò ad agitarsi – Andiamo dì qualcosa! – Non avessi mai pronunciato quelle parole. Il moccioso mi sentì, poi mi guardò sorridente nelle palle degli occhi e disse: – SHAZAM! – E fu di nuovo il tuono. Accecato dal bagliore mi coprì gli occhi, ma una volta ricomposto, buttai nuovamente lo sguardo al suolo. Tuttavia, dove prima c’era un ragazzino ferito, ora vi era un nuovo titano di rosso vestito, un fulmine ricamato sul petto e un mezzo mantello bianco con cappuccio a coprirlo. Non ci potevo credere, era lui, uno dei miei supereroi preferiti, “Il mortale più potente della Terra” – Tu sei Shazam! Capitan Marvel! – Ulrlai estasiato, – Si amico sono io, l’unico e il solo! – si pavoneggiò il Capitano. Frenata l’eccitazione mi assalì un dubbio: – Senti CM, non è che per caso hai visto un tizio grosso più o meno come te, biondo, elmo con ali, martello magico…
– Stai parlando del tizio che mi ha appena stes… Cioè che ho steso poco fa? Mi pare abbia detto di chiamarsi Thor…
– Si, esatto, proprio lui. Aspetta… che vuol dire “che ho steso poco fa”? Sei stato tu a sbatterlo contro il mio portone?
– E anche se fosse? – Disse noncurante, – Che faresti a riguardo?
L’insopportabile sicurezza che il Capitano aveva ed il suo “credersi un dio intoccabile” mi fecero saltare i nervi, così dopo una smorfia di rabbia che si tramutò in ghigno malefico dissi: – Farei questo, “MAZAHS!” – Una volta pronunciata tale parola, il prodigio si invertì, Capitan Marvel ritornò ad essere un ragazzino.
– Ma che!? “SHAZAM!” “SHAZAM!” “SHAZA… – Avrebbe continuato all’infinito se non l’avessi zittito con un pugno.
– Ok, Billy, adesso basta. Prima che tu me lo chieda… si, so chi sei e come funzionano i tuoi poteri. Come lo so non è importante. Adesso dimmi una cosa. Perchè tu e Thor vi state pestando?
Billy Batson però, pur non avendo più i poteri, rimaneva un animo orgoglioso e combattivo (oltre che un imbecille) e si gettò su di me come un indiavolato. Ma il suo ardore si infranse, così come i suoi gioielli, nel momento stesso in cui gli diedi un calcio tra le gambe. Si accasciò a terra dolorante, mugugnado e frignando, ma ciò non mi fece perdere il filo del discorso: – Te lo chiedo un’altra volta. Perchè tu e Thor vi stavate pestando? – Billy rispose con un filo di voce: – Non è colpa mia! Avevo sentito che quì in Italia stava per succedere una catastrofe, così mi sono precipitato. Una volta arrivato trovo questo buffone vestito come un pastore del presepe che comincia a parlare in modo strano. Dopo un pò mi stanco di lui, gli dico di stare zitto ma questo continua a farmi domande, così lo getto al suolo con un fulmine. Poco dopo il tizio ritorna, mi restituisce il favore con una martellata e adesso sono quì… – la situazione scottava più di un attacco lanciafiamme su un tipo erba. Decisi di fare l’unica cosa che mi era venuta in mente. Chiamare Thor. Così urlai il suo nome, e come da copione il campione di Asgard si mostrò dinanzi a me: – Invero son giunto, e devo ammettere che la tua chiamata è stata piuttosto provvidenziale. Poco fa ho spedito un marrano tramite martellante percussione in questa stessa direzione. Tuttavia dinanzi a me ci siete solo tu e… un fanciullo sofferente?
– Minchia allora è vero che parla strano… – dissi rivolgendomi a Billy, ancora a terra dolorante – Vabé non importa. Senti Thor, so che ti sembrerà strano, ma il tizio con cui ti stavi azzuffado era questo ragazzino. – Gli mostrai quello che rimaneva di Billy Batson.
Il dio del tuono scoppio in una fragorosa risata, mentre io lo guardai avvilito. Mi bastò indicare Billy a terra e urlare “SHAZAM!” per spegnere la sua allegria. Difatti con tale procedura Billy tornò ad essere Capitan Marvel. Thor era basìto, mi guardò con odio e poi sbraitò: – Che stregoneria è mai questa!? – all’istante si intromise Capitan Marvel, – Adesso le prendi, Shirley Temple dei poveri!
Lo scontro sarebbe proseguito per giorni, se non li avessi fermati io stesso. Prima ritrasformai Marvel in Billy Batson, poi venne il momento del fuorioso Thor, ma furioso per davvero, furioso tipo Sgarbi in un ovile. Dire “shazam” al contrario non avrebbe sortito alcun effetto, ma il mio vocabolario aveva in serbo altre sorprese. Thor mi afferrò ed era in procinto di darmi una martellata sul grugno, ma al suono di – EXCELSIOR! – l’ira tuonante di Thor mutò in spiacevole stupore, quando scoprì di essere stato trasformato in Donald Blake, suo alterego zoppo e cieco.
– Ok, sbrilluccicose teste di cazzo, adesso starete buoni e risponderete alle mie domande, ok?
I due si scambiarono un’occhiata (o meglio, uno dei due lo fece) e annuirono.
– Molto bene. Primo: perchè siete quì? Secondo: perchè vi stavate menando? E terzo: chi cazzo me lo ripara il portone!? – Il primo a rispondere fu Billy: – Te lo ripeto: mi hanno detto che ci sarebbe stato un gran casino quì in Italia, ma invece del casino ho trovato il biondino quì presente. – Poi intervenne Thor, – anche a me hanno professato tali disfacenti avvenimenti.
Mentre la mia frustrazione saliva, dato che nessuno dei due accennò alla riparazione del portone, mi balenò in testa un ennesimo quesito.
– Si può sapere chi è che vi ha predetto questa fantasmatica “Catastrofe”?
– Il Mago Shazam – rispose Billy.
– Uatu L’Osservatore – disse Thor quasi all’unisono.
Quelle risposte non fecero altro che impormi nuovi interrogativi, ma una cosa era certa: la situazione era più grave di quel che sembrasse. Solitamente le alte sfere dell’universo convocano un solo gruppo di eroi in caso di grave minaccia, in quel caso mandarono due dei membri più potenti dei due supergruppi più importanti: gli Avengers e la Justice League. L’unica cosa che potevo fare era… riflettere…

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